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Cinque in cinque minuti

Cinque analisi in cinque minuti: petrolio, asset reali, compagnie aeree asiatiche, titoli di Stato USA, finanziamenti per il clima
04 marzo 2022

    Prezzi petroliferi

    Come in un'eruzione di un pozzo petrolifero, i prezzi del greggio sono schizzati alle stelle questa settimana, con il Brent che ha quasi raggiunto i 120 dollari/barile per la prima volta in oltre un decennio. Al netto dell’inflazione, il dato non è poi così spaventoso, come si può vedere nel grafico sottostante; tuttavia, il nostro team strategico ha chiarito, nell’ultima edizione di Insight, che un aumento di 10 dollari del prezzo nominale del petrolio fa ancora salire l’inflazione di circa mezzo punto percentuale nelle principali economie mondiali e riduce la crescita globale dello 0,1-0,2%. Detta così, non sembra molto ma, se si considera che il Brent era a 20 dollari meno di due anni fa, i numeri diventano significativi. In passato l’OPEC agiva come quei sistemi di allentamento della pressione introdotti negli impianti petroliferi negli anni Venti. Nella riunione di mercoledì, ha confermato un incremento della produzione di 400.000 barili al giorno. Il problema è che corrisponde a un incremento di solo l’1,4% della produzione, tenuto conto che nell’ultimo decennio la quota di mercato dell’OPEC è diminuita del 10%, scendendo a un terzo dell’offerta totale di greggio e condensato. Ad aggiudicarsela sono stati per la maggior parte i produttori statunitensi di shale oil, che attualmente detengono una quota di mercato di quasi il 40%. I contratti futures indicano che quest’ultima impennata dei prezzi petroliferi è temporanea. Ciò detto, qualsiasi risposta significativa dal lato dell’offerta deve essere globale.

    Spunto di conversazione su... strategie azionarie e obbligazionarie, asset reali, multi-asset

    Prezzi petroliferi

    Allocazioni di portafoglio

    Nel frattempo, i nostri strategist sono impegnati a ricordare ai clienti che, anche in un contesto di incertezza geopolitica, l’aumento dell’inflazione significa che puntare sulla liquidità non ha senso e che un posizionamento difensivo dovrebbe piuttosto enfatizzare il valore relativo e la diversificazione. Gli asset reali sono un punto di partenza ragionevole. Le materie prime, ad esempio, sono cresciute di oltre il 20% dall’inizio dell’anno, surclassando le azioni globali, in calo di circa il 10%. Come si vede nel grafico sottostante, il rendimento di un portafoglio bilanciato tradizionale composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni è rimasto invariato negli ultimi 12 mesi. Se il 10% di ciascuna allocazione fosse stato investito nelle materie prime e nel settore immobiliare, la performance sarebbe stata superiore del 6%, e con un livello di volatilità sostanzialmente identico. In sostanza, un rendimento corretto per il rischio di 20 volte superiore! Questo è un esempio semplificato, che però mostra come, con abili aggiustamenti di portafoglio, si possa contribuire a generare ricchezza (o a preservarla).

    Spunto di conversazione su...fondi multi-asset attivi, asset alternativi

    Allocazioni di portafoglio

    Compagnie aeree asiatiche

    Non è lo spazio aereo di cui tutti parlano in questo momento. Ma chi si trova ora in Asia dovrebbe uscire e guardare il cielo. È un uccello? È un aereo? Caspita... potrebbe essere proprio un aereo. Se dall’inizio della pandemia Superman ha più o meno avuto il cielo tutto per lui, ora i ricavi per passeggero/chilometro della regione sono 5 volte superiori ai livelli di aprile 2020. E gli investitori prevedono un incremento del traffico aereo. I titoli delle compagnie aeree asiatiche hanno tenuto la quota dall’inizio dell’anno, sovraperformando il mercato in generale del 7%. Non male, visti l’ondata di Omicron, la corsa dei prezzi del petrolio e il grave conflitto in atto in Europa, un contesto che normalmente manderebbe a picco le quotazioni azionarie. È pur vero che i rendimenti del settore, come la maggior parte degli aerei, sono rimasti a terra. Tuttavia, dato che il traffico aereo è meno di un decimo rispetto ai livelli pre-Covid, non serve una vista a raggi X per intravedere quale sarà il potenziale di rialzo una volta che le restrizioni saranno tolte. Per di più, rispetto ai competitor globali, le compagnie aeree asiatiche crescevano a un ritmo più elevato già prima della pandemia, con una media annua dell’8% negli ultimi 4 anni, come si può vedere nel grafico sottostante. Chi tra di voi ha i nervi d'acciaio?

    Spunto di conversazione su... azioni asiatiche, obbligazioni asiatiche

    Compagnie aeree asiatiche

    Titoli di Stato statunitensi

    Solo due settimane fa, il mercato scontava sette rialzi dei tassi statunitensi entro la fine dell'anno. I rendimenti dei Treasury evidenziavano un inarrestabile trend ascendente e il decennale aveva raggiunto quota 2%. Ed ecco che gli eventi geopolitici hanno cambiato completamente il quadro. Date le implicazioni percepite per l’economia globale sul fronte dell’offerta e della domanda, gli investitori ora scommettono “soltanto” su seirialzi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, come si può vedere nel grafico sottostante. Adesso i rendimenti sono tornati all’1,85%, all’incirca al livello di un mese fa, dopo aver quasi toccato l’1,7% prima che le dichiarazioni del presidente Powell, in audizione al Congresso, invertissero la curva giovedì. È un contesto alquanto volatile, anche se, a titolo di confronto, i rendimenti dei Bund tedeschi sono scesi persino di più da metà febbraio. I nostri team strategico e del reddito fisso credono ancora che la Fed desideri ritornare a un orientamento più neutrale dopo gli stimoli dell'era Covid. Ma il ritmo dei rialzi sarà anche più prudente e legato ai dati. Come se servissero altri motivi per aspettare il rapporto sull’occupazione di venerdì.

    Spunto di conversazione su... reddito fisso, strategie obbligazionarie, multi-asset

    Titoli di Stato statunitensi

    Finanziamenti per il clima

    Un nuovo brillante rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), diffuso lunedì, ci aggiorna sullo stato dei finanziamenti per il clima, che evidenziano un trend in continua ascesa. La brutta notizia, tuttavia, è che i fondi non tengono il passo degli investimenti richiesti, e c’è una sostanziale carenza di capitali destinati all'adattamento (intervento sull’impatto dei cambiamenti climatici, piuttosto che sulle cause). In effetti, i dati provenienti dalla Climate Policy Initiative mostrano che nel 2020 l'adattamento rappresentava solo l’8% dei finanziamenti totali per il clima. La maggior parte dei finanziamenti mondiali destinati all'adattamento proviene da fonti pubbliche (inclusi i 725 miliardi di euro dei fondi dell’UE per la ripresa e la resilienza di cui abbiamo trattato nell’ultimo Europe Insights). Come mostra il grafico sottostante, nel 2020 le fonti di finanziamento privato rappresentavano solo il 4% dei finanziamenti totali per l’adattamento. Perché il capitale privato dovrebbe concentrarsi sul tema dell’adattamento? Una risposta è l’alto tasso di rendimento di questi investimenti. In base a un rapporto della Commissione globale sull'adattamento (Global Commission on Adaptation), ogni dollaro investito nell’adattamento potrebbe generare benefici economici netti pari a 2-10 dollari.

    Spunto di conversazione su... strategie ESG, cambiamento climatico, neutralità carbonica

    Finanziamenti per il clima


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