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Cinque in cinque minuti

Cinque analisi in cinque minuti: Azioni e inflazione I, Azioni e inflazione II, Asset emergenti, Inflazione indiana, ETF e Russia
22 aprile 2022

    Azioni e inflazione I

    Durante la nostra assenza delle ultime settimane per la pausa pasquale, non c’è stata tregua sui mercati finanziari. In sintesi, l’inflazione è cresciuta, gli obbligazionisti sono scontenti (i rendimenti dei Treasury decennali sono saliti di altri 50 punti dalla nostra ultima pubblicazione), mentre le azioni hanno prima guadagnato e poi perso terreno. I movimenti dei mercati obbligazionari hanno senso, ma perché il settore azionario sembra così confuso riguardo all’inflazione? Parafrasando Winston Churchill, le azioni sono il peggior investimento che si possa fare in periodi di aumenti dei prezzi, escludendo la maggior parte degli altri. Le società sono relativamente salve perché i flussi di cassa, a differenza delle cedole nominali delle obbligazioni, si adeguano, così come i bilanci patrimoniali. Infatti, la maggior parte dei dati sull’inflazione presenta una correlazione positiva con i margini operativi, come si può vedere nel grafico sottostante relativo alle imprese statunitensi. Ma che cosa rappresentano quelle barre rosse sulla sinistra? Senza dubbio, i due valori con correlazione negativa, ossia i prezzi della produzione e i prezzi delle importazioni, i quali spiegano in parte il recente nervosismo dei mercati azionari. Ma, se sono prossimi al picco, con i primi superiore di 4 deviazioni standard rispetto alla media trentennale e i secondi che procedono a doppia cifra da 12 mesi, allora le prospettive degli utili sono molto positive.

    Spunto di conversazione su... azioni globali, azioni USA, azioni asiatiche, azioni dei mercati emergenti

    Azioni e inflazione I

    Azioni e inflazione II

    L’aumento dei costi dei fattori produttivi di cui sopra non è stato l’unico elemento legato all’inflazione a generare inquietudine tra gli investitori azionari durante questo periodo di pausa. All’inizio del mese, il rendimento di mercato dei titoli di Stato decennali statunitensi è sceso per breve tempo al di sotto del rendimento degli omologhi biennali. Non succedeva dal 2019. Storicamente, la cosiddetta inversione della curva dei rendimenti indica una recessione all’orizzonte, anche se generalmente con un ritardo compreso tra i 18 e i 24 mesi negli Stati Uniti. Lo spread da tenere d’occhio, tuttavia, è quello tra i rendimenti a 10 anni e quelli a 3 mesi, il quale tendenzialmente segnala che la politica della Federal Reserve inizia ad avere un effetto restrittivo sull’attività economica. Questa curva resta ben lontana dall’inversione, con un solido spread di 190 punti base. È certamente probabile che si appiattisca nei prossimi mesi. Ma, guardando ai dati storici risalenti fino agli anni Sessanta, notiamo che un contesto caratterizzato da spread positivi e un appiattimento della curva risulta favorevole alla performance dei mercati azionari. Come illustrato nel grafico sottostante, il rendimento mediano dell’indice S&P 500 nei 9 mesi successivi all’inversione si è attestato tra il 5 e il 10%. Perciò, ignorate il panico; le inversioni della curva dei rendimenti sono generalmente un pessimo indicatore della sottoperformance azionaria.

    Spunto di conversazione su... multi-asset, portafogli azionari

    Azioni e inflazione II

    Asset emergenti

    Se è vero che non bisogna mai pagare un premio di valutazione per una società diversificata (gli investitori azionari possono ottenere lo stesso risultato più efficacemente da soli), è altrettanto vero che la diversificazione all’interno di un portafoglio è imprescindibile. E le ragioni per inserire una parziale esposizione ai mercati emergenti sono più che mai valide. Innanzitutto, i rincari delle materie prime favoriscono i paesi esportatori dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente. Infatti, i titoli latinoamericani guidano la performance dei mercati azionari, come si vede nel grafico sottostante. Come abbiamo sottolineato all’inizio dell’anno, la regione era pronta a un cambio di rotta grazie alla combinazione tra valutazioni relative interessanti e ponderazioni elevate nei settori che registrano andamenti positivi nel contesto attuale, in particolare il settore finanziario e quello delle risorse naturali. Gli asset dei mercati emergenti continuano ad essere scontati, con rendimenti degli utili ben al di sopra delle medie decennali in alcuni paesi, mentre i differenziali di rendimento reale rispetto agli Stati Uniti sono ai massimi della fascia di oscillazione storica. È utile notare, inoltre, che la differenza tra lo spread sui titoli sovrani denominati in dollari emessi dai paesi emergenti e le obbligazioni societarie high-yield è attualmente al livello più alto registrato dalla metà degli anni 2000.

    Spunto di conversazione su... asset dei mercati emergenti

    Asset emergenti

    Inflazione indiana

    La Reserve Bank of India (RBI) ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 4% all’inizio del mese, nonostante le crescenti pressioni inflazionistiche. L’indice dei prezzi al consumo ha infatti superato la soglia massima (6%) della fascia di tolleranza della RBI per tre mesi consecutivi. Allora perché tutta questa esitazione ad aumentare i tassi? Va detto che, pur avendo adottato un framework più attento all’inflazione, la RBI non poteva agire senza tenere minimamente conto del ritmo della crescita economica, soprattutto durante una fase di ripresa post-pandemica. È vero, la RBI ha tollerato un’inflazione superiore al 6% per quasi tutto il 2020 (v. grafico). Ma questa volta la banca centrale non avrebbe più la scusa delle estreme conseguenze di un lockdown nazionale per giustificare questa deroga. Infatti, nelle sue ultime dichiarazioni, la RBI ha chiaramente dato priorità all’inflazione rispetto alla crescita. Perciò, se i prezzi continueranno a salire, gli investitori faranno bene a seguire attentamente le conseguenze dell’aumento dei tassi d’interesse: le obbligazioni potrebbero diventare più interessanti delle azioni.

    Spunto di conversazione su... azioni indiane, obbligazioni indiane

    Inflazione indiana

    ETF e Russia

    Per gli investitori ESG in ETF (exchange traded fund), qual è stato l’effetto dell’esclusione dei titoli di società russe dall’indice MSCI e da altri indici? A differenza del suo vasto territorio, gli asset della Russia sono sorprendentemente esigui in un’ottica complessiva. Prima del conflitto, le società russe rappresentavano solo un decimo dell’1% degli ETF ESG, in base ai dati di Bloomberg. Le ponderazioni erano più alte negli ETF ESG specializzati in large cap dei mercati emergenti, ma non in modo preoccupante (poco più del 2%). Naturalmente, ora che le quotazioni azionarie sono crollate, le posizioni si misurano in singoli punti base, pertanto l’impatto sui portafogli sarebbe minimo, anche se fosse possibile vendere. Sulla base dei dati pubblicamente disponibili, i titoli maggiormente detenuti a livello globale nei fondi ESG dei mercati emergenti sono VTB Bank, Sberbank, Gasprom e Novolipetsk Steel, anche se molti emittenti di fondi hanno portato a zero il valore delle posizioni russe detenute. Con le attuali ponderazioni negli indici così basse, i tracking error non soffriranno. I nuovi fondi lanciati nell’universo degli ETF ESG hanno eliminato del tutto le posizioni in società russe.

    Spunto di conversazione su... ETF dei mercati emergenti, ETF globali, ETF ESG, azioni dei mercati emergenti

    ETF e Russia


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